martedì 10 settembre 2019

Giapponese lezione 127: Particella の utilizzo avanzato

La particella の è una delle prime che si studia per via della sua facile comprensione e utilizzo. Ma è proprio così? Nella lezione 10 avevamo visto l'utilizzo come complemento di specificazione, e lo avevo paragonato al genitivo sassone inglese. E qui il paragone ci sta, le lingue sembrano speculari tra loro. Da lì in poi lo abbiamo visto anche in altri casi, ad esempio per specificare la posizione di un oggetto (lezione 34), senza entrare nel merito ma già qui vediamo che non c'è corrispondenza con l'uso delle nostre preposizioni specificative (di, del, dei, etc). Bisogna sempre ricordare infatti che se nelle prime lezioni si cerca di ragionare sulla corrispondenza tra italiano e giapponese, questo ragionamento va via via lasciato da parte o quanto meno considerato con maggiore elasticità. Detto questo, entriamo nello specifico e vediamo le caratteristiche della particella の.
Possesso

Il possesso è quello che abbiamo visto nella lezione 10, vediamo solo qualche esempio.

La casa di Tanaka.                田中の家。
Il libro dello scolaro.                                                            生徒の本。
La casa della madre di Tanaka.            田中の母の家。
Creazione, ideazione

In questo caso の indica chi è l'autore o il creatore di qualcosa. Anche in questo caso possiamo considerare di avere una corrispondenza con le proposizioni specificative italiane.
È il quadro di Picasso.                                                ピカソの()
Spiegazione

In questo caso のfornisce un "approfondimento" sul sostantivo, ma non denota possesso. Anche in questo caso può esserci corrispondenza con le particelle italiane di specificazione:

È mio padre.                                                   (わたし)のお(とう)さんだ  
È il disegno di un castello.                              (しろ)()です。
È un libro sulle macchine.                               (くるま)(ほん)です。
È una sedia di legno.                                       ()椅子(いす)です。
È uno studente cinese.                        (ちゅう)国人(ごくじん)学生(がくせい)です。

Posizione

Abbiamo visto la particella の usata per indicare una direzione o una posizione, nella lezione 34. Vediamo due esempi.
Sopra la sedia c’è un gatto.                                        椅子(いす)の上に(ねこ)がいます。
Il cane è sotto il tavolo.                                               犬はテーブルの下にいる。

Apposizione

Nella lingua giapponese non possono essere accostati due sostantivi vicini in funzione di apposizione. Cos'è una apposizione? In italiano un'apposizione è un sostantivo che si affianca ad un altro sostantivo. Ad esempio: Il mio amico Carlo, La città di Roma, La Capitale New York, E così via. Per tradurli in giapponese, i sostantivi sono separati dalla particella の. Ora se consideriamo l'esempio di prima "la città di Roma" potrebbe sembrarci che の indichi possesso, ma non dobbiamo farci ingannare, si tratta di una apposizione.
Sono Tanaka, managing director.                   (わたし)社長(しゃちょう)()(なか)
Lui è il mio amico Tanaka.                             彼は友達(ともだち)()(なか)
La capitale Tokyo è stupenda.                        (しゅ)()(とう)(きょう)はすごいだ
Uso miscellaneo

Tutti questi usi della particella の possono trovarsi nella stessa frase. In questo caso diventa più complicato decifrare immediatamente il senso il senso della frase, occorre molta elasticità mentale. Consideriamo questo esempio:

Questo è il mio libro sulle macchine.                         これは私の(くるま)(ほん)

In questo caso 私の che indica possesso mentre (くるま) spiega di cosa tratta il libro. Se invece volessi indicare l'autore del libro:
Questo è il mio libro di Mishima.                               これは私のみしまの(ほん)

Altri esempi.

Il ristorante vicino alla stazione.                                 (えき)(となり)レストラン(れすとらん)
La foto del managing director Tanaka.                       (しゃ)(ちょう)()(なか)写真(しゃしん)  
Omissione

Abbiamo già visto che nei casi in cui sia palesemente chiaro il contesto ed il riferimento, possiamo omettere il secondo nome. Ad esempio, ne avevamo parlato nella lezione 125.



Per quanto riguarda il libro di Mishima, è mio.           みしまの(ほん)、私の だ。
La mela rossa è dolce. Quella blu no (non è dolce).   (あか)い林檎は(あま)いです。(あお)いのは(あま) ありません。

Il cibo dolce è quello che mi piace. Quello piccante no (non mi piace).(あま)()(もの)()きです。(から)いのは(きら)いです。

È molto importante sottolineare che:

·         L'omissione è possibile solo per le cose materiali;

·         L'omissione non si usa per le posizioni;

·         Se si usa l'omissione per delle persone, è molto maleducato.




mercoledì 4 settembre 2019

Giapponese lezione 126: nominalizzazione I-aggettivi

Per questa lezione può essere utile rivedere la lezione 85 sulla "nominalizzazione" dei verbi, e la lezione 90 sulla nominalizzazione dei sostantivi. Cerchiamo di applicare lo stesso concetto agli aggettivi.
Consideriamo le seguenti frasi in italiano:
·         Il sole è caldo;
·         Il ferro caldo brucia;
·         Oggi sento il caldo.

La parola “caldo” ha un ruolo molto diverso, nella prima è un predicato nominale, nella seconda un aggettivo del soggetto, e nella terza un complemento oggetto, cioè un nome.
In italiano è scritto sempre nello stesso modo mentre in giapponese cambia. Abbiamo già visto la distinzione tra predicato nominale ed aggettivo, ma esiste anche un terzo modo per utilizzare gli aggettivi come dei sostantivi, come nel caso del complemento oggetto della terza frase.

Aggettivo +

Aggiungere alla radice dell’aggettivo, nel nostro caso (あたた)かい che diventa 暖かさ. L'aggettivo  大きい dal significato di grande, enorme, invece diventerà 大きさ, cioè grandezza, misura, volume.
Ancora, l'aggettivo 高い diventerà il sostantivo 高さ.

Vediamo qualche esempio.
L'altezza di queste due montagne è la stessa.                         その2つの(やま)(たか)さが(おな)じだ。

La regola non è sempre applicabile, ma si può usare per quegli aggettivi che non hanno una corrispondente parola nel vocabolario. Ad esempio l'aggettivo 嬉しい (felice) non verrà nominalizzato perché esiste già la parola felicità: 幸せ.